Nascente Società
Cooperativa Sociale
a r.l. Via Chisimaio, 40 33100 Udine - Italy
Tel. +39 0432 541966
Fax +39 0432 405759

missione sociale

richiedi la spedizione via email del bilancio sociale

pulsante invia


La cooperazione sociale di inserimento lavorativo, o di tipo B, è diventata negli ultimi 20 anni soggetto sia di politiche sociali, sia di politiche del lavoro, riuscendo nell'obiettivo di realizzare inserimento lavorativo e di dare formazione generale al lavoro, ovvero riuscendo a fornire alle persone inserite quelli che vengono definiti i "prerequisiti lavorativi", cioè la capacità di rispettare modi e tempi di lavoro, ritmi, esigenze organizzative, ecc. 

Tuttavia, il lavoro non costituisce di per sé una garanzia di miglioramento della situazione personale di un soggetto svantaggiato, e l'inserimento lavorativo non comporta necessariamente integrazione sociale. Infatti gli utenti tipici della cooperativa Nascente sono in condizioni di disagio sociale e hanno anche altri bisogni quali avere un supporto psicologico, costruirsi reti affettive e amicali, trovare casa, ecc. 

Si pone il problema di come dare risposte a questi bisogni: gli strumenti per farlo vanno trovati dentro le cooperative o al di fuori di esse? Se si sceglie la strada "interna" si rischia di fornire un alibi ai servizi sociali che infatti, una volta affidato il soggetto svantaggiato, si aspettano che la cooperativa si occupi della totalità dei bisogni della persona. Se si opta invece per la strada "esterna" è necessario creare una rete di servizi pubblici e privati che affianchi e sostenga l'attività di formazione svolta dalla cooperativa sociale di inserimento lavorativo. 

Nascente è immaginata, fin dall'origine, dal suo fondatore nella cornice di questa seconda ipotesi, e quindi come parte di una rete che assieme a Casa Immacolata, club alcolisti e ai servizi pubblici offre al suo socio svantaggiato un progetto completo di inserimento lavorativo e integrazione sociale. I nostri soci svantaggiati entrano in cooperativa come consequenziale scelta di adesione ad un programma globale di "assistenza, astinenza e lavoro" che mira al loro inserimento lavorativo e alla loro integrazione sociale. 

La decisione di entrare nel progetto e di conseguenza in cooperativa, costituisce un momento molto difficile all'interno della storia personale e spesso, entrare in cooperativa per seguire e vivere un percorso di inserimento lavorativo rappresenta un evento traumatico. 

Non è facile accettare di essere una "persona svantaggiata", di aver bisogno di una cooperativa sociale e quindi di un ambiente "protetto", "non normale" per muovere i primi passi verso un inserimento lavorativo e un inserimento attraverso il lavoro.
Già, perché queste persone necessitano di un inserimento lavorativo, e di integrazione nella comunità attraverso il lavoro: il lavoro, cioè non come un fine, ma come uno strumento che aiuti la persona a crearsi e ricrearsi una propria identità personale e sociale. 

Purtroppo occorre dire in questa sede che non sempre le scelte legislative fatte dalla nostra regione hanno tenuto nella dovuta considerazione questo aspetto e, con il nobile fine di colpire situazioni speculative che si nascondono dietro il mondo della cooperazione, hanno imposto per legge l'applicazione degli aspetti normativi e disciplinari del contratto di lavoro non riconoscendo di fatto questa peculiarità dell'inserimento lavorativo evidenziata da diverse ricerche sociologiche e confermata nella ventennale esperienza di Nascente. 

Per molti nostri soci, quella in cooperativa è la prima vera esperienza lavorativa, il primo vero lavoro dopo anni di "strada e alcool, alcool e strada…". È il primo lavoro fatto con una certa continuità, la prima volta in cui si devono rispettare tempi, modi e ritmi di lavoro che altri impongono; la prima volta che non si può lasciare un posto anche se stufi dell'ambiente, o perché in affidamento o perché davvero non vi è altra possibilità, altro posto dove andare, dato che il progetto di cui la cooperativa è parte è "l'unica strada che ti resta da percorrere". 

I percorsi di inserimento lavorativo sono anche percorsi di formazione, che hanno possibilità vera di successo solo in ambienti in cui sia possibile ribaltare i ruoli sociali determinati al momento dell'avvio del processo; una persona deve riuscire a superare la propria subalternità ed estraneità, ma ci può riuscire solo se non viene schiacciata su quei ruoli. Da parte della persona in inserimento c'è un forte bisogno di socialità, di allacciare nuove amicizie, e questa è una cosa tutt'altro che semplice, soprattutto per persone con deficit relazionali e con un limitato capitale sociale. 

La domanda è se sia più adeguata a questo scopo una cooperativa di medie/piccole dimensioni o una cooperativa di dimensioni più grandi dove il socio svantaggiato è un elemento utile a mantenere un requisito normativo che ti permette di essere al tempo stesso grande impresa che compete sul mercato e impresa sociale? 

Nei vent'anni di storia di Nascente è emersa la necessità che alla riabilitazione e all'attività lavorativa venga dato eguale peso, dal momento che le due cose vanno di pari passo e non possono essere disgiunte per cui pur all'interno del progetto globale di Casa Immacolata "accoglienza astinenza lavoro" e nel rispetto dei ruoli di tutti gli attori, in questi anni Nascente ha operato per cercare risposte positive a queste domande e si è giunti alla convinzione che per dare risposte adeguate è fondamentale ed importante sia la dimensione della cooperativa che la scelta dei lavoratori normodotati che affiancano i soci svantaggiati nella quotidianità del lavoro. 

"Non cercate persone perfette, cercate persone generose" era l'esortazione che Don Emilio rivolgeva ai suoi collaboratori e che noi abbiamo fatto nostra nel formare lo staff di persone che condividono il loro lavoro con i nostri soci bisognosi. Per scelta amministrativa e politica da sempre i lavoratori normodotati sono anch'essi soci della cooperativa condividendo quindi sia aspetti contrattuali che i diritti sociali con tutti gli altri soci. Nella selezione di questo personale oltre alla dovuta attenzione all'aspetto professionale è stato fin dal primo colloquio evidenziata la necessità di generosità che gli si richiedeva. 

Pare adatto questo luogo e questa ricorrenza per un ringraziamento ai nostri lavoratori normodotati tecnici e amministrativi e per invitare quanti sentono di poter aggiungere alla loro professionalità una dote di generosità a non avere timore di investire le loro capacità professionali in questo ambito che è diventato grande grazie all'impegno di molti che vi hanno dedicato, magari volontariamente e gratuitamente, alcuni anni della loro pensione, ma che oggi ha bisogno di giovani professionalmente preparati, eticamente convinti ed evangelicamente generosi. Ci sia nelle nostre comunità friulane capacità ed attenzione a formare anche questa forma di vocazione che sarà indispensabile per poter far crescere anche nel mondo di oggi quanto ieri con Fede Speranza e Carità è stato creato nel solco della tradizione sociale della Chiesa e di cui Nascente è un piccolo seme. Quando sopra detto non vuole sminuire l'importante e fondamentale apporto che i soci volontari storicamente danno a tutta la cooperazione di inserimento lavorativo e a Nascente in particolare; anche a loro va un grazie sincero considerando che la loro gratuità esalta il criterio della generosità senza limitare la professionalità e l'eticità dell'impegno in questo caso ancor più liberamente assunto. 

L'inserimento lavorativo deve terminare nel momento in cui il soggetto svantaggiato ha acquisito una serie di competenze lavorative, ma anche relazionali, sociali e affettive, tali da permettergli, una volta introdotto nel mercato del lavoro ordinario, di sostenere i nuovi ritmi di lavoro e il nuovo ambiente organizzativo. Alcuni soggetti, anche dopo un periodo piuttosto lungo in cooperativa, rimangono scarsamente produttivi e incapaci di entrare in meccanismi di inclusione sociale, o perché dispongono di risorse professionali scarse, o perché non dispongono di sufficienti capacità di adattamento, oppure perché i problemi di socializzazione pur se attenuati risultano ancora un ostacolo sostanziale ad un pieno inserimento produttivo. Nascente ambisce che i suoi soci svantaggiati terminato il percorso possono lasciare la cooperativa e entrare nel mercato del lavoro ma uscire dalla cooperativa dopo aver terminato l'inserimento lavorativo può costituire un trauma, soprattutto per chi nella cooperativa aveva trovato un rifugio, un ambiente familiare capace di dare nuova speranza e nuova linfa ad un vita segnata da disagi. 

Cercheremo di migliorare questa realtà perfezionando il nostro progetto educativo di inserimento lavorativo nella speranza che le norme e le leggi valorizzino meglio l'aspetto umano, educativo, formativo dell'inserimento lavorativo che non deve essere considerato solo come "lavoro". Se qualche persona va solo aiutata ad arrivare alla pensione o non si dimostra adeguata ad affrontare il mercato del lavoro, Nascente non lo considera un insuccesso perché i veri insuccessi sono le persone bisognose che bussano alla nostra porta e che noi non possiamo accogliere. Il lavoro per loro, infatti, lo dobbiamo cercare con i criteri dell'impresa e del libero mercato e, per Nascente, questo essere a cavallo tra sociale e mercato, tra persona e lavoratore, rischia ad ogni passo di travolgerla. Urgono per i nostri soci progetti e spazi di lavoro, lavoro vero utile e redditizio che ci permettano di ampliare la risposta ai tanti esclusi che la società produce in un circuito virtuoso che porti quanto speso per questo lavoro a essere risparmiato in assistenza a questi soggetti. Su questo tema sappiamo esserci l'intelligente interessamento da parte della politica che deve trovare il modo di concretizzare strumenti legislativi, lavori socialmente utili, forme di parternariato con l'impresa privata e a supporto delle aziende pubbliche. 

La positiva esperienza ventennale della Cooperativa Nascente è da ascriversi alle tante forze che hanno interagito tra loro.
Agli amministratori che ci hanno preceduto, ai supporti istituzionali, al Club degli Alcolisti in trattamento n. 239 , al mondo del volontariato, alla Caritas Diocesana, all'associazione Amici di Don Emilio, alla casa di accoglienza "Casa Betania" ed in particolare alla "Fondazione Casa Immacolata". A tutte queste componenti va la riconoscenza della Cooperativa non solo per il tempo e le risorse che hanno messo a disposizione ma per aver saputo, sin dall'inizio, affermare e rendere esplicito il binomio di solidarietà ed impresa quale percorso possibile per i soci svantaggiati. Vent'anni dopo, forti di quell'esperienza, siamo a constatare la crescita di Nascente ed ad affrontare questioni nuove. 

Per le tematiche affrontate non vi è una conclusione univoca. Per quanto ci riguarda e tenendo in considerazione quanto sopra esposto, Nascente perseguirà l'inserimento lavorativo e continuerà a tessere una rete di legami con il mondo del lavoro, del volontariato e del sociale (pubblico e privato) per favorire la reintegrazione del socio svantaggiato nella cosiddetta società civile. 

Ma parte di questo percorso deve essere facilitato con il coinvolgimento delle imprese profit al fine di individuare la domanda delle professionalità richieste e, quindi, i successivi sbocchi lavorativi per le persone inserite in cooperativa. La cooperazione sociale non riesce a risolvere da sola il problema del lavoro dei soggetti svantaggiati, e al fine di migliorare l'efficacia dell'intervento rispetto all'obiettivo dell'integrazione lavorativa dei soggetti svantaggiati, è necessario insistere sul coinvolgimento delle imprese tradizionali. È necessario costruire percorsi di reinserimento complessi che possano sfociare nella collocazione aziendale e che sappiano concentrarsi sulla costruzione di una risposta multifattoriale e multidisciplinare. La creazione di una contrattualità sociale nuova con il mondo imprenditoriale e le associazioni di categoria per favorire lo scambio tra profit e non profit, ed evitare che le relazioni siano limitate alle reti amicali. Infine il rapporto con gli enti locali e le amministrazioni pubbliche devono essere mirate allo scopo di creare forme di partnerariato proficue nel contesto di un welfare municipale. 

Come si può constatare l'analisi non ha come obiettivo la richiesta di benefici e/o assistenza economica, ma la valorizzazione di risorse umane che questo mondo mette a disposizione e che diversamente potrebbero tradursi in ulteriori costi sociali (oltre che umani) alla nostra società. Quindi Nascente non ci estranea dal concetto di impresa, seppure sociale, ma la sfida che vuole vincere è quella di pensare che dal disagio si riesca ad uscire. Per cogliere questi obiettivi, il legislatore regionale gioca un ruolo fondamentale in quanto lui è nelle condizioni di valutare il rapporto costi/benefici di una simile azione e conseguentemente può attivare le opportune iniziative per favorire il realizzarsi dei processi sopra descritti. Su questi temi la cooperazione sociale in generale e Nascente in particolare si giocano il loro futuro.




IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
SIALINO FLAVIO